Il disastro ambientale capitato nel golfo del Messico il 21 aprile, ossia lo sversamento di petrolio dovuto all’esplosione della piattaforma petrolifera della Bp, ci deve far pensare su quanto il petrolio sia davvero un male da eliminare. Per rendercene meggiormente conto è possibile consultare questo sito, per capire che non siamo davanti a casi isolati…
Il sito in questione è IncidentNews. Qui è possibile visualizzare su una cartina tratta da Google Maps tutti i maggiori incidenti che hanno provocato degli sversamenti considerevoli di petrolio, dal 1957 ad oggi.
Si possono notare molte cose da queste cartine, in primis che il maggior numero di sversamenti è avvenuto negli Stati Uniti, oserei dire la quasi totalità degli sversamenti. Per trovare un caso considerevole in Europa bisogna tornare indietro nel 2002, quando la petroliera Prestige si inabissò al largo delle coste della Galizia.
Altra cosa che si nota di conseguenza è che solo i più disastrosi eventi sono ravvisati, mentre le perdite “trascurabili”, come quella nel fiume Lambro del mese scorso, non vengono neppure menzionate. La cosa che può forse far tirare il fiato è che dagli anni ’90 ad oggi siamo scesi sotto il numero dei 100 disastri gravissimi all’anno… anche se nei primi 5 mesi del 2010 siamo già a quota 20!
Questi incidenti sono sempre distruttivi per l’ecosistema marino e non solo. Ecco una stima dei danni secondo il sito ANSA:
- 2,4: in miliardi di dollari il fatturato dell’industria della pesca, a rischio per lo sversamento.
- 5: gli aerei impiegati contro lo sversamento di petrolio nel golfo del Messico.
- 5: i milioni di dollari chiesti dai pescatori di gamberi i una class action pronta per essere avviata.
- 32: le navi impegnate nelle operazioni contro la chiazza oleosa.
- 500: gli uomini a lavoro contro la marea nera.
- 50: gli anni di durata degli effetti della macchia oleosa sulle coste della Louisiana.
- 60: la distanza in chilometri della macchia dalla costa – 130: la lunghezza in chilometri del velo sulla superficie dell’oceano creato dalla chiazza oleosa.
- 1.500: i metri alla cui profondità si trova il pozzo che emette greggio
- 5.000: numero dei barili di petrolio persi giornalmente dalla Bp a causa dell’esplosione della piattaforma.
- 70.000: i chilometri quadrati dell’area contaminata, un’area grande quanto il bacino del Po.
- 200.000: i litri di greggio emessi ogni giorno dalle falle sottomarine.
- 400.000: i litri di sostanze chimiche spruzzate sulla superficie dell’oceano dalle unità della società petrolifera britannica Bp.
E tutto ciò per mandare avanti l’economia del petrolio, una tecnologia antiquata che ci fa guidare auto che consumano come 20 anni fa… ma con gps, lettori mp3, sedili riscaldabili… Ci hanno travestito le auto da salotti per non farci notare che sono sempre le stesse, solo per farci consumare petrolio! … davvero che una tecnologia in grado di passare in 10 anni dal Nokia 3310 al HTC Desire o all’ iPhone non sia capace di trovare un alternativa al petrolio? Ma siamo tutti scemi o cosa?
Vorrei ancora fare una considerazione segnalando un altro sito di cui avevamo già parlato, ossia MarineTraffic dove è possibile vedere tutte le navi in movimento nei mari di tutto il mondo. Le petroliere (“tankers”) sono le navi disegnate in rosso… non so voi ma io lo trovo quantomeno inquietante…
Alla prossima…
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